Quote rosa nelle aziende europee: niente di fatto?

quote rosa aziendeIl progetto di predisporre una “quota rosa” all’interno del management delle aziende europee potrebbe presto naufragare in un nulla di fatto.

Alla base dell’abbattimento del sistema che prevedeva un floor minimo di donne all’interno dei consigli di amministrazione delle grandi società del vecchio Continente sarebbero le divergenze sorte in seno all’Unione Europea, con oppositori (inaspettati) che si sono aggiunti agli storici opinionisti contrari all’allargamento della quota rosa per via regolamentatoria.

In particolare, Germania, Regno Unito, Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Estonia, Lettonia, Ungheria e Repubblica Ceca sembrerebbero fare fronte comune contro l’intenzione della commissaria Ue Viviane Reading di lanciare un’iniziativa pro-quota rosa, e concretizzata nella possibilità di riservare alle donne almeno il 40 per cento dei posti nei consigli di amministrazione delle aziende europee, contro una percentuale che – al momento – è limitata al 13,7 per cento.

L’ipotesi – caldeggiata da alcuni Paesi – è ben lungi dal trovare una perfetta omogeneità di intenti. Ad accorgersene è stata l’Irlanda (fino a poco tempo fa presidente del Consiglio europeo), che stilò un report evidenziando la difficoltà di trovare una posizione comune in seno all’Unione. Di simile opinione sembra essere l’attuale presidenza del Consiglio europeo, detenuta dalla Lituania, che pur affermando che la simile iniziativa rientra tra le proprie priorità, non si è dimostrata possibilista circa l’applicazione della misura ideata da Viviane Reading.

Non è ben noto quale sarà il destino del progetto “quota rosa“. L’unico aspetto certo è che all’interno del territorio comunitario esistono evidenti divergenze di trattamento delle donne all’interno del mercato del lavoro e, in particolare, nel top management delle società. Alcune nazioni hanno già raggiunto la piena parità dei sessi senza quote rosa, altri si dimostrano particolarmente disaffezionati alla materia. Il risultato è che meno di 15 donne su 100 occupano i posti più alti e prestigiosi delle grandi corporate continentali.